Un imprenditore tra le montagne: Aristide Merloni (1897-1970)

Aristide Merloni nasce il 24 ottobre 1897 ad Albacina, antico borgo rurale con meno di un migliaio d’anime, distante dieci chilometri da Fabriano e munito di castello, mura e porta d’accesso. È figlio di Antonio, proprietario particellare (1,2 ha, suddivisi in quattro poderi) di fede socialista, e di Ester, donna di forti sentimenti religiosi. Lo status della famiglia è “piccolissimo” borghese, per di più rurale, ma Antonio è in grado di innalzarlo. Il primo passo è iscrivere Aristide alla scuola industriale di Fabriano, che egli frequenta utilizzando una speciale facilitazione: è ospite dell’ing. D. Rossi, con il quale il padre ha collaborato durante la costruzione della centrale elettrica collegata alle Cartiere Miliani. In casa del Rossi osserva “interni” borghesi e ascolta conversazioni sul non quotidiano.

È poi la volta dell’istruzione superiore. Dopo incertezze e dubbi sulla sopportabilità economica dell’impresa, la scelta cade sull’Istituto industriale “Montani” di Fermo, sorto nel 1861 come istituto di arti e mestieri e diretto nel 1863 da due tecnici francesi che v’importano la grande tradizione delle scuole napoleoniche. Non è una scuola tecnica qualsiasi. A Fermo si formano, in epoche diverse, meccanici e imprenditori di vaglia, marchigiani e non. Merloni esce dal “Montani” nel 1916, perito industriale, e parte per il fronte come fante del Genio. Torna nel 1919 ad Albacina, dove sposa, nel 1921, Maria Mattioli, figlia del proprietario di una piccola fornace da calce.

Lavoro, religiosità e impegno politico caratterizzano la vicenda umana e imprenditoriale di Merloni fin dai primi anni della sua formazione. Della politicizzazione di Merloni sono state date numerose interpretazioni e datazioni, alcune ipotetiche. Da bambino, ascolta storie di emigrazione all’estero o verso Roma, chiosate con duri giudizi su emigranti “falliti” tornati in paese. Da adolescente, partecipa attivamente all’associazionismo cattolico. All’età di dieci anni frequenta l’oratorio-ricreatorio di San Giuseppe, a Fabriano, e nel 1911 inaugura ad Albacina il circolo “Religione e Patria”, appendice del circolo fabrianese “Nova Juventus”, continuando ad occuparsene anche durante il soggiorno fermano. Da studente a Fermo, può mescolare in amalgama il socialismo paterno, la religiosità materna e gli echi ancora non sopiti del cattolicesimo progressista propugnato dal sacerdote fermano don Romolo Murri. Tornato nel 1919 ad Albacina, si interessa di sindacati “bianchi” e Partito Popolare e, come lavoratore emigrato al Nord, avvicina gli evoluti ambienti del popolarismo cattolico piemontese. Da questo sincretismo etico e politico Merloni trae un evidente senso di responsabilità verso la collettività, in particolare verso la “sua” collettività. Trae anche l’idea di un pragmatismo capace di evitare gli arroccamenti ideologici.

Per un giovane perito smobilitato dall’esercito è tempo di emigrare. È probabile che lo instradino verso il Piemonte una segnalazione del “Montani”, da tempo abituato ad esportare i propri quadri da una regione che offre poche opportunità di lavoro, e/o una raccomandazione di A. Miliani Vallemani, sorella dell’imprenditore Giambattista, moglie del conte C. Vallemani e donna di grande sollecitudine benefica. Merloni approda alla fabbrica Buroni, di Pinerolo, ove si costruiscono bascule, stadere e altri strumenti per pesare. Per arrotondare lo stipendio Merloni si presta a lavori straordinari esterni, a favore di un tessuto di piccole officine subappaltatrici e assemblatrici. Nel 1924, per conto dell’azienda in cui lavora, ma con probabili propositi d’emancipazione, elabora un Progetto di fabbrica strumenti per pesare e costruzioni meccaniche, anticipazione di quanto farà effettivamente nel 1930, tornando ad Albacina con la moglie e i tre figli. Nel progetto è illustrata, in nuce, una piccola filosofia imprenditoriale. Vi si spiega come, nel settore ove opera la Buroni – che nel frattempo ha acquistato la sua principale concorrente, la Opessi – una piccola impresa possa affermarsi rapidamente. Essa può nascere con poco capitale, può ben remuneralo e può difendersi efficacemente dalla grande industria, contando sulle “malizie” di un mestiere appreso nella pratica esecuzione, sull’abilità artigianale e sulle restrizioni all’ingresso che le necessarie autorizzazioni statali accordano a chi si occupi di pesi e misure. A Pinerolo Merloni compie una rapida ascesa professionale e, nel 1925, diventa direttore dello stabilimento.

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